Difficoltà

Media

}

Preparazione

50 minuti

Dosi

6 persone

Costo

Medio

Presentazione

Il curioso nome di queste lumachine di terra bianche deriva, presumibilmente dall’arabo babush, che indicava le scarpe con la punta ricurva verso l’alto, infatti le pantofole in siciliano si chiamano babuscie.

Altre fonti, invece, indicano la provenienza del termine dal greco arcaico boubalàkion, ovvero bufalo, cui venivano paragonati questi animaletti per via delle corna.

I siciliani vanno pazzi per i babbaluci che si consumano soprattutto in estate.

Oggi sono venduti dal fruttivendolo in grossi panieri di vimini, ma una volta u babbaluciaru era un vero e proprio mestiere. Dopo la raccolta nei campi a seguito di un’abbondante pioggia, si recava al mercato per vendere la sua mercanzia.

Se di taglia maggiore e con il guscio stirato di marrone assumono il nome di vaccaredde.

Altri gasteropodi molto ricercati sono i crastuna, dal guscio scuro e molto più grossi, e gli attuppateddi, anch’essi dal guscio scuro e spesso ma con l’apertura chiusa da un opercolo calcareo e bianco autoprodotto dallo stesso mollusco.

Preparazione

Porre le lumache in una cesta di vimini o in un colapasta capiente, cospargere con mezza tazza di pangrattato o di crusca, quindi coprire con un coperchio e lasciare spurgare le lumache per 4 giorni, controllandole ogni giorno e aggiungendo altro mangime.

Trascorso il tempo lavare le lumache sotto l’acqua corrente, quindi versarle in un tegame pieno di acqua fredda salata.

Cuocere per circa 30 minuti a fiamma bassa in questo modo i molluschi usciranno dal guscio.

Scolare i babbaluci e passarli in padella con la salsa a picchipacchi. Gustate calde o a temperatura ambiente aiutandosi con uno stecchino per cavare fuori gli animaletti rimasti dentro il guscio e con abbondante pane per raccogliere il sugo.